Ricerca sul bullismo

Ricerca sul bullismo che racchiude tutte le ricerche sul fenomeno. Quali sono i ruoli coinvolti, le cause e le conseguenze? Ecco i risultati delle recenti ricerche sul bullismo.

La ricerca sul bullismo inizia con la definizione del fenomeno. Il significato italiano di bullismo deriva da quello inglese, presente sull’Oxford Dictionary del 1990: “bully” (bullo) è un “persona che usa la propria forza o potere per intimorire o danneggiare una persona più debole”. In questa definizione viene espresso con chiarezza cos’è il bullismo. La scienza ne ha dato una definizione precisa, che mette in evidenza il bullismo come vera e propria violenza:

Con il termine bullismo si intende un’oppressione psicologica, verbale o fisica, continuata nel tempo, perpetrata da una persona o un gruppo di persone più potente nei confronti di un’altra persona percepita come più debole, che non può difendersi.

Il bullismo quindi è una vera e propria violenza a causa della quale la vittima vive una profonda sofferenza e svalutazione di sé: viene emarginata dal gruppo, derisa e umiliata. Negli anni 70 lo psicologo norvegese Dan Olweus, dopo il suicidio di due bambini iniziò delle ricerche sul bullismo nelle scuole e ne pubblicò i risultati. Per la prima volta si parlava di un tipo di violenza tra ragazzi. La sua ricerca portò alla luce un fenomeno che era sottostimato e sottovalutato.

 “Uno studente è oggetto di azioni di bullismo, ovvero è prevaricato vittimizzato, quando viene esposto, ripetutamente nel corso del tempo, alle azioni offensive messe in atto da parte di uno o di più compagni” (Olweus, 1993).”

Una buona ricerca sul bullismo quindi deve essere oggettiva e presentare dati, definizioni e studi. Quali sono le caratteristiche principali del bullismo?

  • Il bullismo è intenzionale: Gli atti psicologici, verbali e fisici sono intenzionali, cioè hanno lo scopo di offendere e creare disagio. Il bullo prova soddisfazione ad insultare, offendere o picchiare la vittima. Continua i suoi comportamenti anche di fronte al suo malessere, anzi più la vittima sta male più si sente stimolato a continuare.
  • Persiste e dura nel  tempo: Le azioni si verificano sempre davanti ad altri compagni, spettatori o complici e sono duraturi nel tempo. (dura giorni, mesi e addirittura anni). Questi atti ripetuti e continui portano la vittima a perdere autostima, con conseguente stato di depressione e solitudine.
  • Non è un rapporto alla pari: C’è disuguaglianza tra bullo e vittima, cioè questa non riesce a difendersi perché il bullo si circonda di un gruppo e gode del supporto della classe.
  • Silenzio e mancanza di sostegno: La vittima si sente sola, prova vergogna e ha paura di raccontare perché teme vendette o di non essere creduta.

Nel bullismo si prende di mira la diversità in tutte le sue manifestazioni. Chi è diverso viene discriminato perché c’è nella nostra società un’intolleranza verso ogni forma di disuguaglianza (fisica, sociale, psicologica, etnica, sessuale). I ragazzi disabili e quelli autistici sono le maggiori vittime dei bulli in quanto la persona con disabilità appare come un facile bersaglio.

Ricerca sul bullismo – Forme

Nelle prime ricerche sul bullismo si era focalizzata l’attenzione solo sugli atti fisici, mentre le ricerche più recenti si sono rilevati altri metodi più indiretti e psicologici. Il bullismo si manifesta con modalità diverse. Una prima distinzione va fatta tra bullismo diretto e indiretto.

ricerca sul bullismo

Anche se le ricerche sul bullismo sono state diverse e molte nel tempo, ogni ricerca ha diviso il bullismo in due forme: diretto e indiretto. Il bullismo diretto può essere verbale o fisico:

  1. Bullismo diritto fisico si attua con l’aggressività e il contatto fisico (picchiare, tirare capelli, spuntare, spingere, dare pizzicotti, fare sgambetti, rubare oggetti personali o rovinarli).
  2. Bullismo diretto verbale consiste nel minacciare, deridere, offendere. Un ragazzo viene ipreso di mira per il suo aspetto, per il colore della pelle, per il suo modo di fare.

Il bullismo indiretto è tra le forme più diffuse di bullismo. Questo tipo di violenza è più sottile, si attua sul piano psicologico e perciò sfugge all’occhio esterno. E’ una forma di isolamento sociale e esclusione intenzionale dal gruppo. E’ diffuso tra le ragazze che usano mezzi come: esclusione dalle attività gruppo, smorfie, risate e occhiate maligne. Si diffondono pettegolezzi e voci cattive sulla vittima per distruggere le sue amicizie.

Ricerca sul bullismo – i ruoli

Il fenomeno del bullismo coinvolge sempre gli stessi ruoli:

1. Vittima che subisce le violenze

2. Bullo

3. Aiutante (complice del bullo)

4. Sostenitore (colui che incita o ride agli atti del bullo)

5. Esterno – spettatore passivo (guarda ma resta indifferente per non essere preso di mira)

Il bullismo non è un fenomeno individuale, ma di gruppo. Infatti gli atti avvengono sempre alla presenza di più ragazzi ad esempio in classe. Il comportamento del bullo ottiene ammirazione da parte dei compagni-spettatori che lo prendono come un modello da seguire e in base al quale comportarsi. Gli altri si fanno influenzare dal bullo e tendono a lasciarsi coinvolgere nelle sue attività per far parte del gruppo. Vi è quindi un “contagio sociale” e una mentalità da “branco” che fa diminuire il senso di colpa per gli atti compiuti.

Ricerche sul bullismo – I bulli

Sono tante le ricerche sul bullismo che hanno cercato di capire i bulli. Il bullo secondo Olweus è un bambino che ha una grande popolarità e influenza sugli altri, viene temuto ed è ostile, non rispetta le regole. Ha un forte bisogno di potere, di dominio e di affermare la propria identità.
Le caratteristiche principali sono: aggressività e mancanza di sensibilità nei confronti dei sentimenti altrui. I bulli mostrano soddisfazione nel dominare la vittime. Olweus ha individuato anche i bulli passivi, quei ragazzi che non si comportano da bulli, ma sono seguaci e sostenitori dei bulli. La causa del comportamento del bullo è il bisogno di potere. Vuole dominare l’altro per affermare la sua superiorità e mostrare che agli altri la propria forza.  Secondo Olweus ciò è dovuto ad un clima familiare poco sereno e un’educazione autoritaria con mancanza affettiva.

Ricerche sul bullismo – Le vittime

Le vittime sono più sensibili, insicure e calme rispetto ai loro coetanei. Se attaccate da altri studenti reagiscono piangendo e chiudendosi in sé stesse. Non riescono a reagire di fronte agli insulti e tendono a negare il problema colpevolizzandosi. Hanno una visione negativa di sé si considerano timide, poco simpatiche e attraenti.
A scuola non hanno molti amici e non usano la violenza neanche se istigate.

Dalle ricerche sul bullismo è emerso che questi bambini hanno rapporti più stretti con i genitori e sono stati iper preotetti. Questa iper protezione può portare il bambino a non sviluppare autonomia nello sviluppare relazioni con gli altri. Molte ricerche sul bullismo hanno focalizzato l’attenzione sulle relazioni familiari e lo stile educativo dei genitori: un’educazione rigida, uso di violenze, punizioni, scarso affetto o al contrario genitori troppo permissivi, possono far sì che un bambino diventi aggressivo e prepotente. Il bullo ha avuto dei genitori freddi e distanti, che lo hanno trascurato. Inoltre potrebbero avergli insegnato a risolvere i problemi attraverso la rabbia e la violenza.  I figli cresciuti in un ambiente violento o poco sereno potrebbero pensare che un comportamento aggressivo e prepotente sia normale e accettabile.

Altre ricerche sul bullismo hanno visto in alcune caratteristiche della personalità come aggressività, impulsività, scarsa empatia, le cause del comportamento da bullo e un carattere più calmo e insicuro nella vittima le cause dell’esserne vittima.
Altri ancora indicato come principale responsabile la dinamica del gruppo che favoriscono episodi di bullismo perché all’interno del gruppo ci si sente più forti e protetti.  Infatti il bullo non esisterebbe senza il suo gruppo e preso da solo è molto più debole.

Ricerche sul bullismo – conseguenze

Molte ricerche sul bullismo  hanno messo in luce le conseguenze su chi lo subisce. Gli effetti sono molto gravi e non vanno sottovalutati. Sulla vittima possiamo distinguere conseguenze a breve termine:

– Mal di stomaco, emicrania

– Sintomi psicologici: disturbi del sonno, incubi, ansia, attacchi di panico

– Problemi di concentrazione e calo del rendimento scolastico

– Paura e rifiuto della scuola, assenteismo

– Bassa autostima, depressione, svalutazione di sé, chiusura e tristezza

– Perdita di autostima, sicurezza e fiducia in sé e negli altri

– Atteggiamento distratto e nervoso

– Isolamento ed allontanamento dal resto della classe

– Difficoltà di concentrazione e calo del rendimento scolastico

Le ricerche sul bullismo hanno indagato le conseguenze a lungo termine:

– Depressione e ansia

– Autolesionismo

– Isolamento, chiusura e solitudine

– Pensieri negativi e legati al suicidio

– Problemi alimentari

– Abbandono scolastico

Le conseguenze a breve termine del bullismo sui bulli:

– Basso rendimento scolastico e voti bassi
– Incapacità nel rispettare le regole di condotta

Conseguenze a lungo termine:

– Bocciature e abbandono della scuola
– Comportamento violento e aggressività

– Problemi sociali e criminali: furti, dipendenze da alcool e droga, crimini e problemi con la legge.

The following two tabs change content below.
Questo sito è dedicato ai bambini, agli adolescenti e ai genitori. Se ti piace, seguici sui nostri social e unisciti a noi 🙂

Ultimi post di No Bullismo (vedi tutti)

No Bullismo

Questo sito è dedicato ai bambini, agli adolescenti e ai genitori. Se ti piace, seguici sui nostri social e unisciti a noi :-)

2 thoughts on “Ricerca sul bullismo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

*