Il bullismo distrugge, lascia un’inguaribile cicatrice nelle vittime.

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Il bullismo distrugge chi ne è vittima, lasciando segni anche molti anni dopo, quando chi l’ha subito diventa adulto.

“Antipasto” del mio inferno fu il primo anno d’asilo. Avevo 3 anni e la mia mente di quel periodo conserva un singolo fotogramma: la sottoscritta trincerata sotto un banco.

Altri dettagli mi furono forniti da mia madre: il mio inserimento all’asilo fu un disastro. I bambini erano scimmie imbizzarrite e io mi “proteggevo” come potevo. Ma a quanto pare isolarsi è ritenuta una malattia mentale, e la “geniale” psichiatra infantile decreta che io debba essere iscritta in un altro asilo (e fin qui ben venga vista l’incapacità delle maestre nel fronteggiare dei nani di 3 anni) ma decreta che io debba farmi l'”anno sabbatico” a casa (pazzesco!) ed esservi scritta non prima dei 4 anni.

In terza elementare un bambino di nome A., forte del suo disagiato contesto familiare, fa di me e di altri bambini i punching ball di quella rabbia che si porta da casa.
Io vengo innaffiata di sputi, calci e schiaffi. Mi vengono rubati oggetti e matite. La paura è tanta. Le insegnanti sulle prime mi difendono, ma poi iniziano a colpevolizzare me, che ero solo una vittima. Questo loro comportamento mi faceva stare davvero male.
“Cornuta” dal bullismo e “mazziata” dall’ostilità delle insegnanti. Lascio a voi immaginare la mia solitudine, il mio sconforto, la mia vergogna (si vergogna, perché nella giungla scolastica chi è vittima è un’ignobile larva inerte, schifosa, quanto e più dei carnefici)

Vi posso confessare una cosa? Il bullismo “fisico” di A. e di F. (altro mio carnefice) e le piccole ritorsioni di altri bambini, erano oro rispetto a quello psicologico, perpetratomi dalle insegnanti sotto forma di victim blaming (il colpevolizzare la vittima). La tortura finì solo quando A. venne finalmente mandato in una casa famiglia (nel frattempo i miei anni dalla terza alla quinta sono stati un tunnel buio che rovinerà, inconsciamente, anche i miei anni a venire)

Nel frattempo quel guano di insegnanti che avevo ci zittiva tutti col victim blaming per evitare collisioni coi nostri genitori. Nel mio specifico caso direi che hanno fatto centro: i miei tutt’oggi non sanno che razza di inferno attraversai. Al solo parlarne mi sembra di riaprire una cicatrice con un bisturi e senza anestesia.

Vorrei trovare chi ha diffuso la balla secondo cui “il bullismo forgia il carattere” e cambiargli i connotati, giuro. Il bullismo ebbe su di me l’effetto tragicamente opposto: Non divenni “amazzone” ne tanto meno “matura” dopo quel calvario. Uscì dalle elementari praticamente sociofobica, incline ad evitare la benché minima interazione sociale e di fatto la mia adolescenza la sto vivendo solo ora, negli anni universitari.

Il mio carattere evitante mi ha portata alla bell’età di 24 anni senza mai un lavoro, neanche il più misero, senza patente B, ne relazioni sentimentali di alcun tipo.
Temo per il mio futuro (la mia laurea mi porterà a far nientepopodimeno che l’insegnante.)

Un consiglio che vi posso dare per non finire nelle mie drammatiche condizioni? RAGAZZI, DENUNCIATE I VOSTRI AGUZZINI, PIANTATE I PIEDI PER TERRA, URLATE. URLATE AGLI INSEGNANTI, URLATE AI VOSTRI GENITORI, URLATE AL PRESIDE, URLATE AD ASSOCIAZIONI ANTI-BULLISMO, URLATE AI CARABINIERI, AL MINISTERO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE.

La scuola è un servizio pubblico e da cittadini avete il diritto di essere tutelati.

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