“Io vittima di bullismo, Eros Ramazzotti è stato il mio angelo”

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Da bambina i bulli mi hanno portata alla disperazione, solo la voce del mio super eroe, Eros Ramazzotti, mi ha spinto a resistere.

 

Oggi sono una studentessa universitaria come tante, brillante, con ottimi voti e che lotta per il suo futuro. Ma c’è una parte del mio passato, che ho tenuto dentro, perché volevo cancellarlo, ma anche quando tutto sembra lontano i ricordi tornano, e si riaccendono. Così ho deciso di affrontare il dolore e di raccontare il mio incubo durato anni, rompendo questo silenzio, che circonda tante vittime di bullismo, che come me non riescono a trovare il coraggio.


Ricordi. Sono nata con molti “difetti”: essere buona, ingenua e sempre pronta ad aiutare gli altri. Per questo gli altri compagni cominciarono a pensare che ero la più sensibile, debole e fui prendermi di mira. Si trattava di “scherzi” cattivi (come rubare e maltrattare le mie cose quando ero distratta, buttarle nella spazzatura da cui poi dovevo raccoglierle o dalla finestra, rompermi gli occhiali, sputare sul mio banco o sulla mia sedia, buttarmi di tutto addosso come se fossi immondizia). Iniziarono ad emarginarmi, rimasi sola, contro tutta la classe. Le altre ragazzine restavano lontane da me, perché dicevano che altrimenti le avrei contagiate e che ero orribile, inguardabile. Mi ripetevano di guardarmi allo specchio, che mai nessuno sarebbe stato con me e che sarei rimasta sola per sempre. Non riuscivo a trattenere le lacrime, scoppiavo a piangere davanti a tutti, disperatamente, non riuscivo a smettere, mentre intorno più forte dei singhiozzi, si diffondevano le risate di tutti.

Mi convinsi che avevano ragione, che ero davvero brutta, strana, diversa, che non meritavo di esistere e di vivere, perché non valevo nulla, nessuno teneva a me. Non avevo amici. L’unica amica che avevo mi abbandonò perché i bulli la minacciarono dicendo che avrebbero trattato male anche lei. Io piansi per giorni interi, mi chiudevo in camera per ore. Non riuscivo a capire, mi chiedevo perché? Perché devo sopportare quel dolore così grande? Non riuscivo a trovare una spiegazione, mi incolpavo di ogni cosa, come se meritassi quel trattamento. Avevano calpestato i miei sentimenti e distrutto l’autostima e la vita di una bambina. Mi avevano portato via tutto: il sorriso, la mia migliore amica, la felicità. Faticosamente riuscii ad arrivare alla fine delle scuole elementari, pensavo di poter ricominciare, invece, quanto mi sbagliavo…


Il primo giorno di scuola media, mi ritrovai in classe con la bulla che mi aveva perseguitata – si era iscritta di proposito alla mia stessa sezione. Era una ragazza violenta e cattiva che mi aveva maltrattata già anni prima, insieme alle sue amiche. Cominciò a tenere di nuovo tutte le nuove compagne a distanza, mi prendevano in giro dicendo che vestivo malissimo, che ero povera e brutta. Ho una famiglia molto umile, non potevo permettermi molti vestiti. Inoltre anche le professoresse continuavano a darmi brutti voti, nonostante mi impegnassi. Non capivo perché, passavo intere giornate a studiare ma era sempre “appena sufficiente”, anche se nei compiti in classe non facevo errori. Mi incolpavo ancora, pensavo di essere un’incapace, una stupida, di non essere all’altezza di non essere brava.Continuavano ad essere indifferenti, e io mi sentivo invisibile. Alcuni miei compagni erano figli di medici, o professori, altri erano semplicemente figli di bidelle e spazzini. E questo pesava anche nel giudizio che gli altri, anche i professori, avevano di noi.  Anche se io ero troppo piccola per capirlo.

 

Un giorno la bulla cominciò a spingermi, a tirarmi i capelli, senza alcun motivo, urlando che fuori da scuola mi avrebbe riempita di botte. Io non le risposi, ed uscita da scuola mi arrivò alle spalle, mi buttò a terra, non riuscivo a rialzarmi. Intorno a noi tutta la scuola riunita, nessuno mosse un dito, ma tutti guardavano la scena. Continuava con pugni e calci mentre io cercai di allontanarmi. Scappai, tra la folla, non m’importava di essere apparsa debole, non volevo reagire picchiandola, che senso aveva scatenare una rissa? Non parlai con i miei genitori, che non si accorgevano di nulla, forse per paura che pensassero che fossi stupida. L’esistenza per me aveva perso i colori e i sapori. Mi vedevo solo come un enorme peso, ingombrante ed inutile al mondo. Ci avevo pensato spesso alla morte, da bambina mi chiedevo “se non ci fossi più nessuno si accorgerebbe della mia assenza, nessuno ne soffrirebbe”, semplicemente il mondo sarebbe andato avanti nel silenzio, nell’ indifferenza. Volevo scomparire per ritrovare la pace, lontano da quelle sofferenze. Mi sentivo fragile, non potevo e non sapevo come affrontare tutto quel male. Mi addormentavo e speravo di non svegliarmi più il giorno successivo e quando riaprivo gli occhi, ero triste di continuare a vivere così…

 

Grazie ad Eros Ramazzotti. Un giorno successe però qualcosa di meraviglioso: ascoltavo la radio e mi lasciai completamente trasportare dalle note di una canzone, L’aurora, di Eros Ramazzotti. Dentro di me cambiò qualcosa, sentivo il cuore battere forte, mi emozionai e dai miei occhi scesero delle lacrime, per la prima volta dopo tanto, di gioia. Quella semplice canzone era stata capace di accendere dentro di me una grande forza. I giorni successivi sperai di risentire quel canto, quella voce, che per me era quella di un angelo, che mi aveva portato in cielo, facendomi ritrovare la pace qui, sulla Terra, come un miracolo. Non ero più sola. Scoprii che mia mamma era una sua fan e che aveva i suoi dischi, così cominciai ad ascoltare una canzone dopo l’altra, riscoprendo l’amore per la vita. Non era finita, non dovevo mollare, non dovevo dargliela vinta, io ero più forte. L’ombra della morte si allontanò dalla mia mente, a suggerirmi cosa fare era il cuore, che mi diceva di non rispondere con la violenza, ma con la mia forza interiore avrei potuto affrontare le cattiverie.

Eros è stato il mio super eroe, una presenza invisibile che mi aiutava a combattere contro il male e a credere nel bene e nell’amore. Quando stavo male, bastava una sua parola per ritornare a sorridere. La sua musica ha accompagnato il lungo viaggio della mia crescita, se non fosse stato per lui oggi non sarei qui, a scrivere queste righe, forse mi sarei arresa come hanno fatto tanti alti ragazzi troppi. Quindi non smetterò mai di dirgli Grazie.

 Grazie, infinitamente, perché mi hai insegnato che la vita è la cosa più preziosa, che non bisogna buttarla via, ma viverla, amarla e trarre anche dal dolore nuova forza per andare avanti. 

 
Voglio dire a tutti i ragazzi di non commettere il mio stesso sbaglio, di parlare con i genitori, con una persona fidata…perché basta poco per fermare i bulli. Loro si approfittano e nutrono del nostro silenzio, se cominciamo a parlare, invece di tacere saranno loro ad avere paura, della forza delle nostre parole.

Nota: Eros Ramazzotti in persona ha letto questa testimonianza!

TUTTI I COMMENTI VERRANNO LETTI DAL PROTAGONISTA DELLA TESTIMONIANZA.

 

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