La corte del leone fiaba breve

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Un giorno il gran re il Leone, stanco di starsene in solitudine, decise di mandare un bando ai quattro angoli della foresta e invitare tutti i suoi sudditi nella reggia. Le porte della sua corte si sarebbero aperte e ci sarebbe stata una grande festa a cui tutti gli animali erano invitati.
Non sarebbero mancati un grande banchetto, musica e danze e per finire fuochi artificiali. Farfalle e libellule avrebbero danzato per allietare gli ospiti, e in questo modo il re avrebbe dato prova della sua magnificenza.

Tutti gli animali accolsero l’invito reale, da una parte per curiosità, dall’altra perché avevano paura di subire la collera del Leone se si fossero rifiutati. Non appena varcarono la soglia della reggia, però, inorridirono per il forte tanfo di carogna che abbordava l’aria. Il Leone, infatti, non si preoccupava di sotterrare i resti dei suoi lauti pasti, e il risultato era che si faticava a respirare per il fetore.

L’orso, che aveva un naso sensibile, indietreggò con una smorfia di disgusto. Il Leone si accorse del suo muso sdegnato e, offeso, esclamò: “Hai forse qualcosa da ridire riguardo la mia dimora?”.
Senza aspettare risposta, alzò la grande zampa e stese a terra per sempre il povero orso, che aveva manifestato disapprovazione per l’odore all’interno della sua corte.

Vista la brutta fine dell’orso, la scimmia, una cortigiana tutta moine e inchini, si fece avanti e iniziò a dire: “Perché l’orso ha storto il naso? Qui si respira un odore delizioso, un profumo finissimo che nessun fiore potrebbe eguagliare”. Ma il Leone, che non era uno sciocco, mise fine a tutte quelle assurde lusinghe con un’altra zampata, e anche la scimmia tacque.

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Irritato, il re allora lanciò un’occhiata fiammante agli altri animali, che non osavano aprire bocca per paura di sbagliare. Il suo sguardo si soffermò poi sulla volpe.
“E tu, che cosa ne pensi dell’odore della mia reggia?”, le chiese.
Quella, avveduta, rispose: “Io? Per mia sfortuna, maestà, proprio ieri ho fatto il bagno in un fiume dalle acque freddissime e ho preso un brutto raffreddore, per cui adesso non ho più odorato!”.
Poi se ne uscì in gran fretta, salvata ancora una volta dalla sua grande astuzia.

Morale: La favola insegna che chi vuol piacere alle grandi personalità deve imparare a non essere né troppo schietto né troppo adulatore, e rimanere in una posizione neutrale.

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