Il bullismo è un inferno, un incubo. Voglio raccontarlo dopo anni di silenzio.

Ciao, sono tanti anni che vorrei raccontare la mia esperienza a qualcuno.
Chiamatemi Alice, adesso ho ben 23 anni e ancora nella mia testa girano e girano tanti pensieri e tanti ricordi…

E’ cominciato tutto quando ero alle scuole medie, è finito a… 16 anni, circa, perché secondo me si resta sempre cagionevoli.
Su cosa mi prendevano in giro? Su cosa mi insultavano? Su tutto. Ero io e basta, questo era abbastanza per rendermi la vita un inferno. Me le ricordo ancora le frasi: Ma come sorridi? Ma come ridi? Fai sentire, fai sentire la tua voce, fa ridere, ma come parli? Ma non ti vergogni? Ma come pensi? Ma che stai dicendo?
Mi chiamavano “Cavalletta” perché ero magra. Ricordo ancora com’è iniziato questo soprannome. Ero in palestra, ero vestita con una tuta verde che mi aveva comprato mia mamma, facevamo il riscaldamento. Tutti ridevano ed io credevo che ridevano perché si divertivano insieme a me. Mi chiedevano di correre e saltare, ed io lo facevo, ero contenta, ero certa che si stavano divertendo. Poi il cenno d’intesa tra di loro, di due ragazzi che non ricordo neanche più il nome: Hai visto? ‘Sta cavalletta come salta!

La derisione. Non si divertivano, mi stavano deridendo. Cadevo dalle nuvole, è vero, ero ingenua e lo sono tutt’ora. Ancora oggi faccio difficoltà a capire le persone, non so scherzare bene. Il bullismo non è solo questa parola, ti cambia ed difficile riprendersi. Resti un ragazzo a volte. Mi chiamavano “Cesso ambulante” riferito al mio aspetto e qualche volte ho ricevuto anche delle botte da parte dei ragazzi più grandi per questo motivo, anche sotto casa mia.

Prima di questa violenza sul mio aspetto fisico, non ci pensavo proprio. Quando hanno iniziato ad insistere, mi sono guardata allo specchio. Ricordo ancora quella sera, forse avevo 13/14 anni e mi sono specchiata: Dio Mio, ma questa sono? Alice? Non può essere, fino a ieri non ricordavo di avere questa faccia…
Sempre peggio, sempre più brutta ogni giorno di più.
E’ iniziata la ribellione, mi truccavo e mi vestivo ma male ed ero ancora di più sotto mira dei ragazzi. Mi presi anche una cotta per uno della mia scuola, lo vennero a sapere delle ragazze e me lo portarono in aula, tutti in cerchio con me ad aspettare una figuraccia. Lui mi strinse la mano ed andò via, tutti a ridere.
Non parlai più a nessuno delle mie cotte. Era ogni giorno una corsa all’accettazione degli altri, mi facevo soltanto più male.
Al liceo ancora peggio, avevo due classi contro, mi picchiavano, sempre che ero brutta e ricordo una frase: Tu devi stare zitta perché noi ti abbiamo accolta, che già sei brutta.

Incubo.

Ero sola, ero completamente sola. Non uscivo mai e non avevo amici per uscire. La solitudine è un inferno e l’inferno è il presente che non si muove. Il mio telefono non aveva numeri di telefono, non parlavo con nessuno, non uscivo con nessuno e i miei genitori non mi capivano.
Poi capirono, quando arrivò internet e tutto diventò cyber. Insultarono i miei genitori e lì mio padre si sentì partecipe, capì cosa stava succedendo.
Nessuno fece nulla, né preside né altri.

Ci sono tantissimi episodi da raccontare, fino a 16 anni ed ancora adesso non so incassare bene le offese, che ogni tanto arrivano, a 23 anni.
Voglio dire a tutti di non mollare. Sembrerà una frase fatta, ma usate la vostra rabbia e alzatevi.
ALZATEVI. Non siete soli e non lo sarete mai. Fate ciò che amate e sarete felici. Correte per strada se siete in questa situazione, correte per strada e ditelo a tutti, fatevi aiutare, non state zitti! Non cambiate voi stessi, cambiate la situazione. Studiate, amate e vivete. Voi non siete soli e se qualcuno non vi ascolta, cambiate persona.
La vita è una ed una soltanto, troppo breve per soffrire così.

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Ciao. Sono Anna e ho creato questo blog perché è un problema che mi sta molto a cuore. Scrivetemi o aggiungetemi sui miei social network. Un bacio

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Anna Saggese

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