Bullismo. Ho pensato al suicidio mi sentivo un peso.

In una società in ciò che conta sono i numeri… della bilancia e in cui domina la magrezza, chi è in sovrappeso sembra tagliato fuori ed è spesso vittima di derisioni e bullismo. E’ successo anche a me, ma è ciò che accade a tantissime altre ragazze che non rientrano nelle mini-taglie come la 40-42.

Vi racconto la mia esperienza.

Odiavo la bilancia. Odiavo lo specchio. Odiavo il mio riflesso. Odiavo il mio corpo. Odiavo me stessa. Avevo trascorso un’estate in casa, perché non avevo voglia di uscire, ero caduta in depressione.

La causa? tre anni delle medie trascorsi tra insulti, minacce, derisioni e isolamento. Il motivo di tutta questa cattiveria? ancora non l’ho trovato.
I miei voti a scuola erano stati pessimi e persino i miei professori mi dicevano che non dovevo continuare gli studi, perché non ero capace e non ero abbastanza. Non facevo che piangere, mi sentivo inutile e in cerca disperata d’amore. Ma ciò che ricevevo, oltre i brutti voti uno dopo l’altro, era solo odio e insulti, ogni giorno. Mi dicevano che ero un “cesso” che dovevo nascondermi perché nessuno così potesse vedere quanto fossi brutta. Mi trattavano come se fossi un mostro, mi guardavano con disgusto e con il sorriso maligno mi puntavano il dito contro, pronti a farmi del male, approfittando della mia timidezza e della mia sensibilità.


Così finita la scuola ero felice che quell’incubo fosse finito, ma anche triste, perchè avevo una terribile paura. Paura di incontrare ancora persone cattive, paura di non trovare amiche, paura di non essere all’altezza e di non riuscire a prendere buoni voti. Avevano rubato la mia autostima, avevano calpestato i miei sentimenti. Ero a pezzi e non riuscivo a rialzarmi. Il pensiero di uscire mi faceva stare male, così finivo per chiudermi in me stessa. Quell’estate la trascorsi davanti alla tv, a mangiare merendine, schifezze e gelati. Non m’importava più nulla, mi odiavo, provavo disgusto verso me stessa, sapevo di farmi del male, ma non riuscivo a fermarmi.


Cercavo rifugio nel cibo, cercavo di riempire quel senso di vuoto che sentivo, ma non ci riuscivo in alcun modo. Cercavo di provare felicità, gioia, ma era solo un’illusione che il cibo potesse darmi quello che mi mancava da tempo. Volevo che la vita tornasse ad essere dolce, volevo un pò d’amore. Ma finivo solo per versare altre lacrime amare… Non scoprivo il mio corpo, perché me ne vergognavo. Ero imprigionata in un corpo che non sentivo più mio.  Alla fine dell’estate pesavo 70 chili e non riuscivo più a trovare jeans che mi stavano o abiti adatti alle mie nuove forme. Ero disperata. Mi guardavo allo specchio: non mi riconoscevo. Ero una ragazza con occhi spenti, che non aveva il sorriso che le ragazze di quell’età di solito hanno. Avevo capelli in disordine e spenti, pelle poco lucida e piena di brufoli. Mi ero rovinata con le mie stesse mani. A liceo ovviamente iniziarono a prendermi in giro, a dirmi che dovevo dimagrire, perchè ero “grassa” e brutta e nessuno mai mi avrebbe amata.

Il cibo mi disgustava, non riuscivo più a provare appetito. Trascorrevo intere giornate senza mangiare, inventando scuse per saltare i pasti. Mi sentivo debole, fragile e ad ogni nuovo passo mi sembrava di crollare, ma niente faceva più male di essere derisa, insultata e guardata con pietà. Il mio desiderio più grande era quello di essere bella, ma non trovavo niente di bello in me. Tutti avevano qualcosa che li rendeva unici… ed io, cosa avevo che mi rendesse speciale?
Niente, non riuscivo a trovare niente di particolare in quell’immagine così imperfetta. Tutti iniziarono a dirmi che avevo perso peso, ma io continuavo a vedermi enorme, brutta, grassa. Arrivai addirittura a procurarmi il vomito, poi un giorno stanca di tenere tutto dentro dissi tutto a mia madre. Le dissi ciò che sentivo e quello che avevo fatto. Mi disse che anche lei alla mia età era stata presa in giro, perché è sempre stata sovrappeso. Mi capiva e mi ascoltava, forse per la prima volta.

Iniziai a prendermi cura di me stessa, ad amarmi. Non è stato facile accettarmi ed accettare il mio corpo, ma ora sto bene con me stessa. Ho ancora un paio di chili in più ma ho capito che l’importante è stare bene con se stessi, perché non è il numero su una bilancia che ci dice il nostro valore o che ci dice quanto siamo più o meno belle. Ogni ragazza ed ogni donna dovrebbe guardarsi allo specchio e sorridere a se stessa, senza aver paura di mostrare ciò che è.
Nessuno può dirci cos’è la bellezza, quali sono i suoi standard. La bellezza è in ognuno di noi, la bellezza siamo noi. Noi, con i nostri difetti, con i nostri nei, con le nostre imperfezioni. Perché l’imperfezione è bellezza. La bellezza non è la finta perfezione che ci mostrano in TV o sui giornali.
Credete che le donne famose e le modelle siano perfette? Beh, loro non credono di esserlo, altrimenti non si spiegherebbe perché tante ricorrono alla chirurgia estetica, passino ore ed ore con truccatori, in palestra… perché anche loro si vedono imperfetti e hanno anche paura del giudizio degli altri. Essere continuamente sotto i riflettori non è facile, perché la gente vorrebbe che fossero sempre perfette e impeccabili, così cominciano ad essere anche loro insicure. Anche le donne famose, oltre ad essere ammirate, sono anche invadiate, e spesso, anche attraverso i social, insultate e criticate. Perché? Perché se si è belli si è presi di mira per la propria bellezza, se si è in sovrappeso si è insultati… Quindi smettiamo di farci complessi e iniziamo a piacerci!

La perfezione non è umana. L’imperfezione è bellezza. Siate voi stessi e siate orgogliosi di esserlo.

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